
L’etimologia di "favola" implica la fusione di termini appartenenti a differenti lingue antiche. Il vocabolo deriva dal latino "fabula", che, a sua volta, lega con il verbo latino: "fari" e dal greco "jemi" , entrambi col significato di "dire, raccontare". Termini che trovano la loro origine nell'antica radice indoeuropea bha. L'etimologia ci dimostra, in maniera indiretta, quanto antica sia questa forma letteraria, e come si incunea negli usi e costumi di popoli che amavano trasmettere alle nuove generazioni abitudini, costumanze e credenze popolari. Questo genere letterario è di origine popolare ed annovera tra i suoi maggiori autori ed iniziatori il Greco Esopo (VII secolo a. C.) ed il latino Fedro (I secolo d. C.). In questo contesto si colloca la favola greca con Esiodo ed in seguito compare soprattutto nei poeti giambici come Archiloco e Simonide, in Aristofane, Erodoto, Platone ed altri ancora.
Nella letteratura greca, la favola comparve sempre a descrivere, con atteggiamento critico, il mondo e a dare esempi, alla stessa stregua del mito e dell'aneddoto per narrazioni semplici. Nella letteratura latina, Fedro fu il primo tra tutti i poeti dell’antichità che concentrò nella favola tutta la propria attività poetica, ma riuscì nel complesso più moralista che poeta; e per quanto dichiari nel proemio del I libro di derivare gli argomenti dall'antico Esopo, introduce tra le sue favole, a cominciare specialmente dal secondo dei suoi cinque libri, aneddoti storici e di vita contemporanea.
La libera riduzione in napoletano, non vuole essere né una dissacrazione, né una innovazione, ma una gustosa interpretazione in un dialetto che, per la maggior parte, proviene dalla lingua greca, quella stessa che parlavano gli abitanti dell’antica NEAPOLIS.

